IL disorientamento di giovanissimi ed anziani aumenta, fino al prossimo distributore d’illusioni

I giovanissimi crescono in un mondo dove il lavoro è un miraggio e il futuro un’ipotesi: imparano presto che si può correre senza arrivare, studiare senza trovare, sperare senza garanzie. Gli anziani? Se non digitalizzati, portano un QR code di cui non sanno che fare, ma che dovrebbe render loro la vita più semplice. Loro hanno già consumato tutto ciò che poteva esser consumato: tempo, forze, illusioni. E ora guardano ai ragazzi come a un erba che stenta a spuntare in un terreno arido.
Così il lavoro diventa un filo sottile che unisce due fragilità: chi non ha ancora e chi non ha più. E in mezzo, un consumismo che pretende di essere alimentato da mani che non tremano o da mani che non hanno ancora imparato a stringere.

Il dramma è questo: continuiamo a lavorare per consumare ciò che non è più necessario davvero, mentre ciò che resta – il tempo, le relazioni, la cura – non sappiamo più come usarlo e ci sfugge come sabbia fra le dita. Inesorabilmente.
